20 maggio 2012

L'ORCHIDEA PHALAENOPSIS: GENERALITÀ

La mia orchidea phalaenopsis, in attesa della fioritura.

CLASSIFICAZIONE
Regno: Plantae (Piante)
Sottoregno: 
Tracheobionta (Piante vascolari)
Superdivisione: 
Spermatophyta (Piante con semi)
Division/Divisione: 
Magnoliophyta (
Piante con fiori)
Classe: Liliopsida (Monocotiledoni)
Sottoclasse: 
Liliidae
Ordine: 
Orchidales
Famiglia: 
Orchidaceae
Genere: 
Phalaenopsis 


L'orchidea phalaenopsis, che dà bellissime e durevoli fioriture, è uno delle più diffuse piante da regalo in circolazione.
La sua abbondantissima produzione, che è a livello davvero industriale, permette di trovarla un po' dappertutto a prezzi anche molto bassi e questo (unito alla sua bellezza) la rende un omaggio al tempo stesso economico e di grande effetto. È anche una delle più diffuse piante "a perdere" (come le stelle di Natale) nel senso che quando si ricevono sono esteticamente perfette perché provengono dalle cure del vivaista o del fiorista, poi quando sfioriscono e deperiscono si pensa di non riuscire a recuperarle, si dimenticano in un angolo, si lasciano morire e alla fine si buttano. Premettendo che mantenere un'orchidea perfetta come ce la hanno regalata o come l'abbiamo acquistata è molto difficile e richiede esperienza ed ambienti particolari, possiamo di sicuro tenerla con noi per molto tempo, in salute e con altre fioriture successive.

La caratteristica foglia nastriforme della phalaenopsis, a forma di lingua.


Il nome phalaenopsis significa "simile ad una farfalla" ed è riferito alla somiglianza del fiore con questo lepidottero. È una pianta della famiglia delle Orchidaceae proveniente dall'India, dal Sud-Est Asiatico, dall'Australia e dagli arcipelaghi del Pacifico, che vive in climi caldi e umidi; non è una pianta usuale che vive in terra, ma bensì una pianta epifita. Un'epifita è una pianta che ha radici aeree, specializzate nell'assorbire l'umidità ambientale e nello svolgere funzione clorofilliana e di fotosintesi, e che vive fissata a supporti come alberi, rocce (per cui la phalaenopsis è anche litofita) e mucchi di detriti vegetali. Non tutte le orchidee sono epifite: ne troviamo di terrestri (che vivono in terra), parassite o addirittura senza radici. La phalaenopsis possiede foglie verde intenso, carnose, a forma di lingua, che possono essere anche abbastanza grandi; ne possiamo trovare da 2 a 6, che crescono sfalsate  lungo lo stesso asse (verso direzioni opposte), un po' come succede alle foglie dei bulbi come narcisi o aglio; le foglie sono molto importanti perché sono l'unico organo di immagazzinamento dell'acqua di questa orchidea. I fiori, che possono essere di vari colori e sfumature, sono portati da steli più o meno lunghi, singoli o multipli, semplici o ramificati.

Boccioli floreali della phalaenopsis.


Da uno stelo, al posto di un fiore, può anche nascere un'altra orchidea completa (chiamata con il nome hawaiiano keiki, che significa "bambino") che una volta cresciuta abbastanza può essere staccata dalla pianta-madre e coltivata separatamente; se siete abbastanza abili e fortunati è anche possibile avere fioriti contemporaneamente orchidea e keiki; più raramente può nascere un keiki anche dal colletto della pianta-madre (la parte dove crescono e si sviluppano le foglie).

Il colletto della phalaenopsis, dove si nota la crescita alternata delle foglie. I bastoncini di legno sono i tutori per sostenere i lunghi steli floreali che partono dalla base della pianta, e sono legati con filo ricoperto e non con ganci.


Il mondo delle orchidee è strano e variegato. Da questa introduzione capirete che coltivare un'orchidea phalaenopsis presuppone di abbandonare i nostri soliti schemi mentali ancorati a vasi, terricci, annaffiature e trapianti, e di usare metodi un po' inusuali: però niente paura, chiunque può mantenere facilmente in casa o in terrazzo una di queste magnifiche piante. In questo post cercherò di darvi semplici e pratici consigli sul mantenimento delle phalaenopsis che avete acquistato o ricevuto in regalo, nati dalla mia esperienza con una di queste creature tropicali; ed in altra sede (per non mettere troppa carne al fuoco) vi darò consigli su altri aspetti più particolari come il rinvaso, la potatura ed i vari substrati, che meritano post specifici.

  • VASO. Il vaso dovrebbe essere trasparente, per due motivi: 1) voi potete controllare il grado di umidità di radici e substrato, e 2) le radici possono ricevere luce e svolgere la funzione di fotosintesi. Quasi sempre le orchidee phalaenopsis sono vendute in contenitori trasparenti, ma può capitare (specie da fioristi molto ricercati, o in composizioni eleganti) di trovarle in contenitori opachi: in questo caso il consiglio è di rinvasarle appena possibile.

  • SUBSTRATO. Come detto prima questa orchidea non vive nella normale terra. Per simulare l'ambiente naturale ci sono diversi tipi di substrato possibili, e diverse combinazioni di materiali diversi come il bark (miscela di cortecce di pino), foglie di faggio, muschi particolari (sfagno) ed anche materiali inerti come perlite e polistirolo. Non preoccupatevi: quando comprate un'orchidea il substrato nel vaso sarà quello giusto, anche se nella grande distribuzione (supermercati e centri commerciali) è possibile che non sia proprio preparato accuratamente e di prima qualità. Esistono in vendita terricci per phalaenopsis, che sono miscele già pronte di questi elementi. In teoria il susbtrato si esaurisce e va cambiato ogni 3-4 anni, ma se scegliete di volta in volta le giuste misure di vaso non preoccupatevi che i rinvasi precederanno sempre l'esaurimento.

  • TEMPERATURE E UMIDITÀ. È  una pianta tropicale, quindi ha bisogno di temperature medio-alte e di molta umidità. Teoricamente la phalaenopsis dovrebbe vivere tra i circa 16°C notturni ed i circa 30°C diurni (anche se la temperatura massima ottimale sarebbe circa 25°C): quindi d'inverno, e nelle primavere fredde e variabili, va tenuta all'interno. Ha bisogno anche di elevata umidità ambientale relativa (circa il 70%), perciò le foglie andrebbero nebulizzate regolarmente e spesso con acqua distillata e spruzzino facendo attenzione a non fare ristagnare acqua nell'incavo delle foglie stesse. Un altro accorgimento è quello di riempire il sottovaso con acqua oppure (ancora meglio) con argilla espansa da tenere sempre bagnata: in questo modo l'acqua evapora e l'umidità attorno alla pianta resta abbastanza alta, e questo accorgimento va usato anche all'esterno durante la bella stagione. Vi raccomando di non tenere questa pianta vicino ai termosifoni: come per gli altri vegetali, il loro calore è troppo violento e nocivo.

  • ESPOSIZIONE. All'esterno deve essere tenuta all'ombra, la luce solare diretta è nociva per questa orchidea; all'interno la questione è più complessa perché la phalaenopsis ha bisogno di una certa quantità minima di illuminazione e l'oscurità completa è indesiderabile quanto la luce solare. Il consiglio è il solito, cioè tenerla il più vicino possibile alle finestre senza esporle direttamente al sole. Ci sono lampade apposite per l'illuminazione interna delle orchidee, ma non preoccupatevi che a meno che non viviate in una cantina la normale luce ambientale andrà benissimo.

  • IRRIGAZIONE. Al solito le notizie ed i consigli sono discordanti. C'è chi dice che radici e substrato vanno tenuti sempre umidi e chi dice cha vadano lasciati seccare tra un'annaffiatura e l'altra; c'è chi dice di irrigare con un bicchiere d'acqua per volta e chi dice di immergere direttamente il vaso in un secchio pieno d'acqua. Partiamo dal fatto che i substrati per questo tipo di orchidea non sono terra normale, e se preparati correttamente sono molto drenanti e non si impregnano facilmente; per contro, quando sono bagnati trattengono molto l'umidità anche aiutati dal vaso in plastica (non traspirante) e dal posizionamento all'ombra. C'è poi da considerare che substrato usate, e tenere presente il fatto che in natura la phalaenopsis non è immersa in ambiente acquatico ma attende la pioggia; e che come per la quasi totalità delle piante terrestri i ristagni idrici sono dannosi. Ricapitolando, questo è lo schema che consiglio:
  1. D'inverno, in ogni caso, quando la pianta è al chiuso, attendete sempre che substrato e radici siano quasi asciutti (anche per dare un certo riposo vegetativo alla vostra orchidea), e fornite acqua con parsimonia.
  2. Se usate un substrato costituito da sola corteccia di pino, o da corteccia ed inerti (che è molto drenante e poco permeabile), consiglio di immergere il vaso direttamente in un secchio o in una bacinella, lasciarvelo 20-30 minuti per poi estrarlo: in questo modo la corteccia si impregna e rilascia in seguito la sua umidità. D'inverno è sufficiente fornire acqua con un bicchierino di plastica, o ancora meglio con uno spruzzino che la nebulizza evitando che sgrondi tutta dai fori di drenaggio, finché la corteccia è inumidita.
  3. Se usate un substrato misto come quelli pronti in commercio con corteccia, sfagno, foglie di faggio, eccetera, allora esso sarà fisicamente più compatto, meno drenante e più permeabile (lo vedete anche da secco: è più fine e polveroso della sola corteccia). In questo caso è sufficiente irrigare normalmente con l'annaffiatoio, facendo scendere molto lentamente l'acqua per non farla sgrondare tutta subito dai fori di drenaggio e permetterle di impregnare il substrato. Non date troppa acqua: se anche il substrato non si bagna tutto uniformemente non preoccupatevi, l'evaporazione la distribuisce in seguito. Non consiglio l'immersione spiegata nel punto 2) perché secondo me il substrato si impregna troppo e si rischia un ristagno eccessivo. D'inverno usate le stesse accortezze consigliate in 2), tenendo conto che in un substrato misto di questo tipo l'umidità è trattenuta più a lungo.
  4. È importante una buona ventilazione per favorire l'evaporazione ed evitare i ristagni, specie al chiuso e al giorno d'oggi in quanto sempre più case sono fornite di infissi a tenuta quasi ermetica che impediscono gli sprechi termici ma bloccano il ricambio dell'aria.
  5. In ogni caso: non fornite troppa acqua; non create ristagni; guardate nel vaso (che, non dimenticate, è trasparente) e controllate lo stato di radici e substrato; nel dubbio, è meglio che forniate meno acqua del necessario piuttosto che troppa. Personalmente, non lascio mai che il substrato si secchi completamente, fornisco poca acqua distribuita in irrigazioni più frequenti, non pratico l'immersione perché uso un substrato misto: con questo regime la mia orchidea phalaenopsis, come potete vedere dalle foto, finora gode di ottima salute.
  • PARASSITI E MALATTIE. Le orchidee sono in teoria molto delicate. Possono essere attaccate da afidi, cocciniglie, ragnetto rosso, cicale ed altri parassiti, oltre che da parecchie decine di microrganismi tra funghi, batteri e virus: l'elenco è molto lungo. Voi non preoccupatevi eccessivamente, evitate i marciumi da troppa acqua, controllate se compaiono macchie e puntini sulle foglie, usate sempre attrezzi puliti e disinfettati. La mia phalaenopsis finora non ha avuto problemi di sorta.

  • CONCIMAZIONE. Ovviamente i consigli più diffusi dicono di abbondare con i fertilizzanti ma al solito il mio è quello di usare solo normale acqua, cosa ancora più giustificata dal fatto che la phalaenopsis è un'epifita e le radici traggono nutrimento dall'acqua e non dalla terra; eventuali sostanze nutritive sono comunque presenti nel substrato. Unica avvertenza è quella di non usare acqua troppo salina o calcarea, che a lungo andare potrebbe danneggiare le radici; consigliata l'acqua piovana, o magari alternate irrigazioni con acqua normale ed acqua distillata.

  • MOLTIPLICAZIONE. La moltiplicazione per via sessuale è difficilissima già in natura, in quanto il seme non ha sostanze nutritive proprie e deve affidarsi alla simbiosi con un fungo (micorriza) che gli fornisce il nutrimento; questo può essere fatto anche artificialmente, ma per evitare l'attacco di muffe ed altri microrganismi si deve usare un ambiente sterile. Perciò voi giardinieri casalinghi non pensateci neanche (anche se ho letto che qualcuno ci ha provato e ha riuscito) e sperate nella nascita di un keiki.

  • CONSIGLI VARI
  1. Gli steli floreali possono essere anche molto lunghi, quindi come vedete nelle foto è meglio siano aiutati da dei sostegni (tutori), in legno o plastica. Tutori e steli è preferibile siano legati tra loro, e non agganciati con le orribili graffette plastiche (come fanno vivaisti e fioristi), per non tagliare e ferire lo stelo stesso. 
  2. Le foglie possono essere un indicatore della bontà o meno della vostra coltivazione. Quando si afflosciano può essere per scarsa irrigazione, scarsa umidità ambientale, poca illuminazione. Se appaiono bruciature è segno che sono colpite da troppa luce solare. Se il loro colore diventa molto chiaro può essere che stiano ricevendo troppa luce, il contrario se diventa troppo scuro.
  3. Le radici della phalaenopsis hanno la particolarità di cambiare colore a seconda del grado di umidità. Quando sono secche diventano pallide e quasi grigie, mentre quando sono bagnate diventano di un bel verde brillante: questo può aiutarvi a capire se è il caso di fornire acqua o meno.

    Vaso trasparente, sottovaso e substrato. All'interno una mia miscela di terriccio per orchidea già pronto e corteccia di pino a pezzatura grande preparata da me; nel sottovaso argilla espansa impregnata d'acqua per mantenere l'umidità.