25 giugno 2012

LUPINI MACINATI: UN ESPERIMENTO DI CONCIMAZIONE NATURALE


Ho già parlato qui del sovescio, ovvero della possibilità di fertilizzare un terreno usando direttamente vegetali di vario tipo; e ho anche accennato qui della capacità delle piante leguminose di fissare l'azoto nel terreno. Voglio ora riunire i due argomenti e parlarvi di una fertilizzazione molto in voga tra i fautori dell'agricoltura naturale, cioè quella che utilizza i lupini macinati, e raccontarvi brevemente del mio esperimento sul loro uso nel giardinaggio in appartamento e balcone.

Il lupino è una pianta leguminosa presente in varie specie, che viene usata sia come coltura miglioratrice del terreno tra due coltivazioni, sia come pianta da sovescio, sia per uso alimentare in quanto i suoi semi (specialmente della varietà lupino bianco) sono commestibili: molti di voi avranno visto almeno una volta sacchetti o vaschette di semi di lupino grossi e gialli in vendita sugli scaffali dei negozi di alimentari o sui banchi dei mercati e delle sagre. Il seme di lupino è molto nutriente per la sua alta percentuale di proteine vegetali, ma per essere mangiato ha bisogno di lavaggi e salamoie che ne eliminino gli alcaloidi amari e velenosi in esso contenuti, quindi attenzione: non potete staccare un seme di lupino dalla pianta nel vostro orto e mangiarlo direttamente. Il seme di lupino ha anche un alto contenuto di azoto, e macinato grossolanamente in graniglia può essere usato come fertilizzante, specialmente per gli agrumi e le piante acidofile come la gardenia, il rododendro, l'azalea, lo spathiphyllum e anche alberi come il castagno e l'acero, ma è comunque utile per quasi ogni pianta da giardino. Il lupino macinato è un fertilizzante a lenta cessione, cioè rilascia l'azoto molto gradualmente, e andrebbe sparso direttamente sul terreno o interrato leggermente per favorirne la decomposizione.

Ho voluto come mio solito provare questo tipo di fertilizzante naturale e ne ho acquistato una confezione dopo avere letto le brevi istruzioni sulla scatola, che ne consigliavano l'uso anche per i vasi d'appartamento. Ero molto scettico riguardo alla possibilità di decomposizione casalinga di questa graniglia che come ho scritto prima è macinata grossolanamente e presenta pezzi abbastanza grandi (anche delle dimensioni di un seme d'arachide). Se il suo uso in campo aperto, esposto alle intemperie naturali che favoriscono e velocizzano decomposizione ed assorbimento, ha una sua logica, quello in casa o in balcone mi appariva molto controverso se non impossibile. Ad ogni modo ho sperimentato i due modi di somministrazione, cioè spargendolo superficialmente sul terreno di una pianta in vaso ed interrandolo leggermente in un altro, per poi inumidire il substrato per favorire la decomposizione. 

Passato qualche giorno ho visto i risultati: la graniglia semplicemente sparsa sul terreno aveva generato una grande quantità di muffa, idem per quella interrata con l'aggravante che il rigonfiamento causato dall'umidità dei semi macinati aveva causato il distacco, la screpolatura ed il sollevamento dello strato di terriccio ricoprente il fertilizzante. In entrambi i vasi, poi, sono nati in pochi giorni lunghi steli d'erba (che sinceramente non ho approfondito se si trattasse di piante di lupino o di semplice "inquinamento" del macinato da parte di occasionali semi di erbacee). 


Ad ogni modo la mia conclusione è la seguente. Non credo sia una buona idea usare i semi di lupino macinati per le piante in vaso: sebbene alcuni sostengano che sia normale e non causi alcun danno, non ritengo sia sano avere una massiccia presenza di muffa unita a materiale in decomposizione in un ambiente ristretto come il substrato di un vaso, senza dimenticare la conseguente bruttura estetica; d'altra parte sarebbe demenziale preoccuparsi di evitare il ristagno d'acqua in un vaso per salvaguardare la pianta per poi causare noi stessi la proliferazione di muffe e marciumi. Forse il suo uso nel sovescio, anche casalingo, ad una conveniente profondità, può essere una soluzione migliore.