28 settembre 2012

Orchidea Phalaenopsis: il substrato

Ho già brevemente accennato in un post precedente al substrato necessario per la coltivazione dell'orchidea phalaenopsis, ora cercheremo di approfondire meglio l'argomento. Come ho già spiegato in precedenza la phalaenopsis in natura non vive nella normale terra.
Infatti è una pianta epifita e/o litofita, cioè ha radici aeree con le quali preleva dall'ambiente circostante l'umidità che le serve, che si sviluppano attorno ad altre piante ospiti, alle rocce o sopra e dentro a detriti organici di varia natura. Un substrato ideale per coltivare questa orchidea in vaso deve quindi trattenere e rilasciare la giusta quantità di umidità, ed essere al tempo stesso abbastanza grossolano ed incoerente per permettere alle radici di non soffocare. Essendo una pianta molto comune, bella ed esotica, ci sono tante teorie su come deve essere un substrato giusto: qui presenterò l'argomento in modo semplice e schematico, tenendo come sempre principalmente conto della mia esperienza e delle mie osservazioni. Cominciamo col dire che avete tre vie per preparare un substrato adeguato:
  1. Usare semplice corteccia.
  2. Usare miscele commerciali già pronte.
  3. Prepararvi da soli le miscele.
Vediamo ora le caratteristiche di queste tre possibilità.

  • CORTECCIA. Il materiale principe è la corteccia di pino. Come sinonimo di corteccia di pino sentirete anche parlare di bark, ma occorre fare una precisazione. Con la parola inglese bark si intendono le parti non vascolari (cioè che non partecipano più alla crescita) degli alberi: in parole povere la corteccia del tronco, dei rami, o il rivestimento delle radici, sono tutti considerati come bark, sia che provengano dal pino che da altri alberi. A seconda delle occasioni e della fonte (come spesso accade nelle traduzioni in italiano) il bark viene inteso ora come sola corteccia di pino, ora come miscela di corteccia di pino e abete, ora come miscela di cortecce varie, eccetera. Quando cercate o chiedete del bark, quindi, siate specifici nella richiesta ed attenti a leggere le indicazioni nei sacchi: detto questo passiamo a parlare della corteccia di pino. La corteccia può provenire da varie specie di questo albero, ed anche qui ognuno ha la sua preferenza, ma per i nostri scopi non è importante in quanto le differenze sono proprio questione di lana caprina: l'importante è sapere come prepararla, perché questo materiale è di suo molto duro quindi difficile a spezzarsi, e refrattario ad imbibirsi di acqua con le normali annaffiature casalinghe, quindi dovete procedere come segue. Innanzitutto dovete mettere a bagno la corteccia in acqua (meglio se distillata) per 1 o 2 giorni, in modo che si ammorbidisca, che i suoi pori si dilatino per facilitare la sua successiva umidificazione quando andrete ad annaffiare, e che le impurità (come la polvere) vengano lavate via; una volta finito il bagno, con la corteccia ancora umida, potrete rompere abbastanza facilmente i pezzi più grandi in modo che si adattino a riempire il vaso e gli spazi tra le radici dell'orchidea. Questi pezzi non devono essere né troppo piccoli (soffocherebbero le radici) né troppo grandi (non si infilerebbero negli spazi più minuti), indicativamente le dimensioni dovrebbero essere tra i 3 o 4 centimetri più o meno ma non preoccupatevi che al momento di riempire il vaso vedrete da soli se sono giuste o no. Fate tutto questo al momento del rinvaso, in modo da mettere a dimora la phalaenopsis con corteccia già umida che farà meno fatica a reidratarsi con le irrigazioni successive. C'è chi consiglia addirittura di bollire la corteccia per sterilizzarla: potete anche farlo, anche se a mio parere in questo modo si alterano le sue caratteristiche naturali. La corteccia di pino la potete trovare in sacchi più o meno grandi, oppure venduta sfusa da qualche vivaista: infatti questo materiale serve anche per la pacciamatura (copertura del terreno per proteggerlo dal freddo o dalla proliferazione delle erbacce).
  • MISCELE PRONTE. Sono quelle commerciali che trovate in sacchi o sacchetti nei vivai e nei negozi specializzati. Oltre alla corteccia contengono vari tipi di sostanze organiche come sfagno (una specie di muschio), foglie di faggio, humus e cose simili, che hanno la capacità di trattenere l'umidità e di seccarsi in tempi ragionevoli per evitare il ristagno. Sono senz'altro consigliabili, perché pronte da usare e vi risparmiano tempo e lavoro. Il loro difetto è che spesso queste sostanze organiche sono in parte sbriciolate finemente e formano una specie di polvere, che messa nel vaso e bagnata si compatta soffocando le radici e facendo ristagnare l'acqua più a lungo: un tipico effetto dell'usare questi composti è proprio la formazione di muschi verdi e muffa all'interno del vaso. Quindi l'accortezza da usare quando si usano queste miscele è di setacciarle, anche solo con le mani quando si raccolgono dal sacco, lasciando cadere la parte polverosa meglio che si può. Una piccola avvertenza per l'acquisto: spesso sui sacchetti c'è scritto "terriccio per orchidea" oppure "terriccio per tutti i tipi di orchidea". La parola "terriccio" è usata spesso per semplicità come sinonimo generico di "substrato" ma non dimenticate che ci sono anche delle orchidee che, a differenza della phalaenopsis, dimorano in terra: quindi leggete bene la composizione prima dell'acquisto per non comprare un substrato sbagliato, adatto per altre orchidee e che causerebbe seri problemi alla vostra. E perciò, sempre per lo stesso motivo, non possono esistere substrati "adatti a tutti i tipi di orchidea".
  • MISCELE FAI DA TE. Se siete proprio appassionati sperimentatori potete provare a farvi da voi una miscela per la vostra phalaenopsis. La cosa è senz'altro possibile, anche se reperire tutti i componenti potrebbe essere difficile, costoso e lasciarvi parecchio materiale inutilizzato (a meno che non abbiate molti esemplari da mettere a dimora). Ricercando qua e là troverete innumerevoli, e a volte abbastanza bizzarri, suggerimenti su percentuali e materiali, comunque i componenti principali sono quelli già elencati prima per le miscele pronte. Vi consiglio solamente di non usare cose come pezzi di gommapiuma e spugna (che servirebbero per per trattenere l'umidità), o di polistirolo (come inerte per facilitare lo sgrondo dell'acqua), che ritengo assolutamente innaturali oltre ad essere bruttissimi a vedersi nel vaso, ma che tanti sembrano utilizzare.

Alcune considerazioni finali. La corteccia di pino è un ottimo materiale: mantiene ben aerate le radici e non permette ristagni dannosi, prevenendo muschi, muffa ed affezioni radicali. Per contro è più difficile a bagnarsi, trattiene meno umidità e quindi richiede irrigazioni più frequenti e/o laboriose (come usare lo spruzzino o immergere il vaso in un secchio d'acqua). D'inverno, se tenete la phalaenopsis in un appartamento con i normali 20°C-22°C, con la crescita rallentata dalle temperature più basse ed un'evaporazione più lenta a causa degli ambienti chiusi, la corteccia di pino è il materiale migliore. D'estate, all'aperto e con alte temperature, è meglio la miscela con altri materiali più idrofili perché la pianta lavora di più e l'evaporazione è maggiore, mentre in inverno dovrete fare attenzione a non irrigare troppo perché dopo l'acqua ristagnerà. È però anche vero che non si può cambiare substrato ad un pianta ogni 6 mesi, quindi dovrete sperimentare voi cosa preferite fare e prestare attenzione ai pro e contro dei vari tipi di substrato: vi ricordo che un'orchidea phalaenopsis va rinvasata solo quando le radici diventano eccessive per il vaso che le contiene, mentre il substrato si deteriora (e quindi va cambiato) dopo circa 3-4 anni.